domenica 14 luglio 2013

14 luglio 2013 - ultimo giorno di vacanza

Ultimo giorno: il giorno del rientro! La malinconia per la partenza si accompagna però alla soddisfazione: finalmente, dopo averlo desiderato tanto per tanti anni, andremo a visitare i luoghi del disastro del Vajont.
Per raggiungere Erto, Casso e Longarone, il nostro itinerario si allunga di poche ore e di pochi chilometri:
- percorso BLU (il nostro): autostrada A23 da Tarvisio a Tolmezzo, SS52 passando per Forni Di Sopra (e ingresso nel parco Naturale delle Dolomiti Friulane), SS51 e SR251 fino a Erto. Ritorno sulla SS51 fino a Ponte nelle Alpi, A27 fino all'imbocco del passante di Mestre (A4 fino a Verona), A22 fino a Modena e infine A1 fino a Parma - 512 km5 ore 27 min
- percorso blu con variante ROSSA: autostrada A23 da Tarvisio a Palmanova, A4 fino a Verona, A22 fino a Modena, A1 fino a Parma - 457 km3 ore 59 min





C'è un tunnel da attraversare lungo la strada regionale 521 che si arrampica dalla valle del fiume Piave, nei pressi di Longarone, in provincia di Belluno, territorio Veneto, attraversa il confine con il Friuli, entra nella provincia di Pordenone. Il tunnel non ha le pareti di cemento levigate ma di roccia e una serie regolare di ampie finestre sul panorama. Il tunnel si attraversa velocemente, è abbastanza stretto quindi totalmente gravato dal divieto di sosta e fermata.

Ma intanto che si viaggia, non si ha il tempo di scorgere il panorama fuori dalle finestre ma si vedono di  sfuggita e si riconoscono alcune lapidi ed è in quel tunnel che l'atmosfera del disastro ti avvolge e ti rendi conto che i 50 anni che ormai sono trascorsi dall'evento non hanno nascosto il dolore e l'indignazione.

Infine, dal tunnel, si sbuca immediatamente a monte della diga del Vajont. Immensa eppure piccola rispetto alla grandezza della natura che la avvolge.



Nonostante io mi sia documentata sull'argomento, faccio fatica a credere che quelli che stiamo costeggiando sono i detriti della frana staccatasi dal Monte Toc lasciando sul suo fianco la caratteristica "grande M". E fatichiamo a credere che una delle tre onde generate dalla frana si sia spinta in alto fino a Casso.

Rinunciamo a visitare il coronamento della diga (aperto al pubblico dall'11 agosto 2007): la massa di turisti incolonnati all'ingresso è resa ancora più consistente dalla concomitanza di un raduno di auto storiche. E' quasi impossibile anche solo sostare in prossimità della diga. 


Proseguiamo e arriviamo a Casso, dove abbiamo idea di trovare un posto dove mangiare. Idea che si rivela presto impossibile. La sensazione che il paese ci da è quella di un paese 'fermo', quasi incastrato in qualcosa di remoto. Impressionante il numero di porte chiuse.








L'ingresso del centro storico di Erto è chiuso al traffico. L'unico parcheggio davanti al divieto d'accesso conta all'incirca 10 posti, tutti occupati. Torniamo sui nostri passi e scendiamo verso Longarone, dove ci concediamo una pausa pranzo alla Taverna del Gufo.



Longarone è notevolmente distante dalla piccola diga all'orizzonte. E' difficile comprendere le dimensioni di una quantità d'acqua pari a quella che si riversò all'alto della diga sul paese (25 milioni di metri cubi), difficile immaginare la velocità con cui raggiunse il paese (circa 100 km/h), difficile credere ai danni causati nonostante la distanza. Impossibile immaginare quello che hanno provato gli uomini e le donne che videro arrivare impotenti la morte.





Il campanile della frazione di Pirago è stato solo 'sistemato' dopo il disastro. Non è stato ricostruito. E' stata conservata solo la porzione che emergeva dal fango al mattino del 10 ottobre 1963.
 
Nella frazione di Fortogna, non colpita dall'onda, fu appositamente consacrato un campo di granoturco per ospitare i corpi strappati anche a mani nude dalle macerie. Il cimitero originario contava 1464 croci di cui solamente 700 avevano nome: la maggior parte delle vittime infatti non è mai stata riconosciuta.
Dopo la ristrutturazione, il 19 giugno 2004 è stato inaugurato l'attuale cimitero monumentale: un grande prato verde sul quale poggiano 1920 cippi in marmo bianco, uno per ogni vittima, a prescindere dal ritrovamento, dal riconoscimento o dal luogo di sepoltura.
 



Il portale di accesso evoca la forma della diga. Sul prato, appena dopo l'ingresso, un trittico scultorio ricorda gli emigranti longaronesi rientrati in patria alla notizia della tragedia, i soccorritori e i 31 bambini mai nati dalle mamme che perirono in stato di gravidanza la notte del disastro.
Uno spazio particolare è destinato ai cippi in granito dei Vigili del Fuoco, posizionati un po' più in alto quasi a ricordare la loro vocazione protettiva.






Il portale è anche spazio museale: al piano terra è raccolta una collezione di cimeli e alcune opere artistiche ispirate all'evento tra cui un gruppo scultoreo in legno di Mauro Corona. Al piano superiore trovano spazio una serie di toccanti fotografie che riepilogano la storia del cimitero stesso di pari passo alle operazioni di soccorso.



"Prima il fragore dell'onda, poi il silenzio della morte,
mai l'oblio della memoria" 


(vedi il primo, il secondo, il terzo, il quartoil quinto, il sesto e il settimo giorno)

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