Iniziamo questo nuovo giorno di vacanza con una buona colazione nel nostro bar preferito, quello in cui andiamo sempre, tutti gli anni, a prescindere dal paese in cui alloggiamo: il bar si trova a La Villa e lo potete localizzare qui.
La nostra meta oggi è il comprensorio delle 5 Torri: ancora! E per arrivarci passiamo dal ValParola: ancora! E poi per il passo Falzarego: ancora!... ma senza soste.
Arriviamo al parcheggio e qui è un'impresa trovare un posto per l'auto: mai visto così tanto affollamento su questi monti! Prendiamo il primo e unico impianto di risalita della vacanza: la seggiovia cabinata 5 Torri, biglietto singolo A/R 14,40€, non ci sono riduzioni tranne che per i bimbi e la tariffa, in Agosto, è maggiorata. No comment!
Ed ecco la sorpresa del giorno, ovvero quello che è sempre stato sotto i nostri occhi nelle precedenti visite ma che non avevamo mai notato: il sentiero in discesa che riporta giù dalle Torri rientra alla grande nelle nostre potenzialità! Lo terremo a mente la prossima volta.
La salita è affascinante: ci avviciniamo sempre più all'Averau (2647m) che troneggia alla nostra destra e pian piano, a sinistra, sbucano la Torre Grande (2361m) e via via tutte le altre.
Arrivati alla stazione a monte abbiamo subito la magnifica visione d'insieme del comprensorio (vedi mappa seguente):
- alle nostre spalle la linea della seggiovia (azzurro) con il sentiero ai suoi piedi
- accanto alla stazione, il rifugio Scoiattoli
- di fronte a noi, la strada (sentiero CAI 439, in verde) che sale al rifugio Averau (da fare la prossima volta!)
- la stessa strada che sale all'Averau, dopo alcuni metri si biforca e svolta verso sinistra portando sempre con i segnavia CAI 439 al rifugio 5 Torri che si trova alle spalle della torre Grande ed è nascosto alla nostra vista. Allo stesso rifugio sale la strada in arancione percorribile in auto ma che in questo periodo dell'anno è chiusa al traffico e servita da una navetta a pagamento.
Come sempre, il primo impegno da rispettare quando si sale alle torri è quello di andare a 'toccare' la Grande, limitandosi solo a guardare e a invidiare chi la può abbracciare arrampicandosi.
Iniziamo a girare attorno alle torri e ci dirigiamo verso l'intricato tessuto delle trincee del Museo all'Aperto della Grande Guerra. Da queste postazioni gli italiani spararono contro il Forte Tre Sassi visitato ieri.
Se volete approfondire l'argomento, potete iniziare con questo documentario documentario:
E anche qui tutto è ben curato e mantenuto. Ci ritroviamo anche qui come ieri immersi nella storia e in modo quasi irriverente, tra queste trincee ci fermiamo a preparare i panini per il pranzo.
Camminare tra le Torri impone contemplazione. Vivo sempre come un privilegio e un prezioso dono poter avvicinarmi così tanto a queste espressioni vigorose della forza della Natura. Penso all'energia sprigionata durante le collisioni folli che hanno fatto schizzare fuori queste meravigliose pareti, i millenari depositi che hanno stratificato così tante sfumature di colore. Ancora una volta mentre cammino e mi appoggio alle rocce non per avere sostegno, ma per il gusto di 'sentire', il mio pensiero grida: abbandonatemi qui!
Qui si impone una pausa per disegnare. Non posso farne a meno. Ed ecco il panorama che scelgo e il risultato che produco circondata da un pubblico di 'ammiratori' interessati e cortesi:
L'ultimo passaggio che conclude il nostro bel giro è mozzafiato!
Torniamo alla base della Torre Grande e riprendiamo la via per il rifugio Scoiattoli, tra prati fioriti che scoppiano di colori.
Alla nostra destra il Lagazuoi e le Tofane, con l'inseparabile cappello di nuvole. A sinistra la Croda da Lago, i Lastoni di Formin e poi il Nuvolau e l'Averau e la Croda Negra. Profili familiari che potrei disegnare su un foglio bianco copiandoli dalla mia memoria.
Facciamo fatica ad andarcene. Lasciamo parte della compagnia e gli zaini allo 'Scoiattoli' e ci dirigiamo verso l'Averau, senza la presunzione di poterlo raggiungere ma semplicemente per illuderci che non sia finita e camminare ancora su questi sentieri.
Raggiungiamo i nostri compagni ma prima ci fermiamo al bar dello 'Scoiattoli' per prendere qualcosa da bere sulle panche della terrazza.
I nostri visi sono stanchi ma come si fa ad andarsene volentieri da questo paradiso?
I piloni della seggiovia si avvicinano e ad uno ad uno si rimbalzano il nostro seggiolino.
Un ultimo sguardo verso le Torri e siamo già al Falzarego, in tempo per salutare la cabina rossa che parte per uno dei suoi viaggi, carica di fortunati che si affacceranno sulla Val Travenanzes.
Appena passato il Passo Valparola, troviamo un cartello che indica la presenza di una cappella militare e decidiamo di fermarci.
Parte della compagnia si addentra nei boschi alla ricerca di funghi, il resto si avvia verso la cappella bel segnalata all'ingresso della strada ma dimenticata al punto in cui, giunti ad un bivio, è necessario svoltare a destra. Un po' ad intuito prendiamo la giusta via e ci troviamo di fronte ad uno steccato in legno che conduce ad un ingresso sempre in legno sormontato da una croce.
Il prato racchiuso dal recinto è costellato di croci e cippi, c'è anche un misero altare del tutto spoglio.
La tristezza ci pervade: il luogo manifesta segni d'abbandono, in più si tratta di un cimitero austriaco: gli uomini sepolti qui, non hanno mai fatto ritorno a casa.
Solo in un secondo momento ci accorgiamo della chiesetta: nera, piccola ma allungata, un po' nascosta degli alberi, in penombra e sistemata su una piccola altura. La prima impressione che ne abbiamo è inquietante ma la raggiungiamo in fretta attraverso un sentiero scandito da gradini in legno.
All'interno, oltre al libro per le firme, in mezzo alle tante targhe e croci e quadri ritroviamo ancora una volta le seguenti toccanti parole, che furono scolpite da un anonimo soldato sulle pareti di una galleria delle Tofane:
"Tutti avevano la faccia del Cristo,
nella livida aureola dell'elmetto,
tutti portavano l'insegna del supplizio
nella croce della baionetta,
nelle tasche il pane dell'Ultima Cena
e nella gola il pianto dell'ultimo Addio"
Lasciamo il cimitero. Aggiriamo le Conturines. Ed è già ora di rientrare. Per l'ultima notte.
Vedi i giorni seguenti: 17 agosto
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