Torniamo nei paesi che ci sono rimasti nel cuore per incontrare le persone intervistate lo scorso anno.
Torniamo ad incontrarle per avere la firma sulle liberatorie per l'utilizzo che faremo delle loro immagini nel cofanetto editoriale di prossima uscita ma principalmente per il puro e semplice piacere di rivederle, di sapere come procedono le cose, di capire come è cambiata (SE è cambiata) la loro difficile situazione.
E troviamo ancora sorrisi nelle roulotte, sorrisi nelle case protette, sorrisi sui volti di chi vive ancora una tragedia psicologica, prima ancora che materiale.
A Medolla il punto di incontro è davanti ad una piccola casetta bianca di legno che durante la calda estate del 2012, ospitando l'attività di un bar poco distante, è stata identificata come 'simbolo' di una comunità che si è ritrovata ancora più unita nell'emergenza e che si è allargata fino a coinvolgere ed includere chi in zona era arrivato per dare il suo aiuto e contributo.
Sul fianco della casetta rimangono le commoventi tracce di chi è passato di lì.
Quella casetta, secondo alcuni, non serve più e se nessuno farà qualcosa, probabilmente verrà rimossa, privando la comunità di un nuovo punto di riferimento.
La sua casa era nel centro storico, faceva in parte da cornice alla "piazza del Leone" (vedi come era su Google Maps). Ora al posto della sua casa, dell'intero palazzo, non c'è più niente, neanche le macerie. La sua testimonianza nel libro e nel film è stata per noi un regalo prezioso.
Dall'altra parte della piazza, il bel palazzo rosa già profondamente lesionato e successivamente fasciato e puntellato, è destinato ad essere abbattuto.
(a breve, ulteriori dettagli e sviluppi del progetto editoriale)
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