sabato 13 luglio 2013

13 luglio 2013 - settimo giorno di vacanza

Settimo giorno: ovvero "Ritorno ai Laghi di Fusine".
In mattinata, ci viene consigliato di visitare la gola Raggaschlucht ma, una volta individuata la sua posizione sulla cartina, abbiamo rinunciato perchè troppo distante (accessibile, ma da pianificare !!!).
Volevamo rivedere due posti prima di ripartire: l'orrido dello Slizza e i Laghi di Fusine. Saremmo tornati volentieri al fiume se il tempo fosse stato più sincero e caldo, almeno abbastanza da poter osare di indossare un costume da bagno. Il cielo invece era cosparso di nuvole e siamo quindi tornati ai laghi per completare il giro del Superiore interrotto la volta precedente.







L'ultimo tratto del giro del lago Superiore si conclude nella radura ai piedi della malga che si vede di fronte a se quando si proviene dal lago Inferiore. Dopo aver attraversato il bosco, ci si ritrova nell'affollato e chiassoso parcheggio del Bar ai Sette Nani.
Ma la pace che regna in quella radura, il silenzio interrotto solo dai suoni degli animali, i germani, il bestiame al pascolo, i cavalli, la panchina solitaria in posizione panoramica, quasi contemplativa, sembrano invitarti a restare lì per delle ore dimenticando il tempo che passa e che cambia.



Il tramonto da casa è bellissimo, nonostante sia stato preceduto e seguito da forti temporali. Ci invade definitivamente la tristezza per la partenza.





(vedi il primo, il secondo, il terzo, il quarto, il quinto e il sesto giorno) 


venerdì 12 luglio 2013

12 luglio 2013 - sesto giorno di vacanza

Sesto giorno: La nostra destinazione è il triplice confine che non avevamo potuto raggiungere lo scorso febbraio. E' possibile salire sul monte Forno da tutti e tre i versanti ma sono l'Austria mette a disposizione l'impianto di risalita Dreilandereck nel comune di Arnoldstein.




Dalla stazione a monte della seggiovia, lo sgardo può ampiamente spaziare sul versante italiano e sul versante austriaco. La visibilità è buona tanto che riusciamo a scorgere all'orizzonte, oltre Villach, due laghi che scopriremo poi essere il Wörther See e l'Ossiacher See, nell'ordine il primo e il terzo lago per grandezza della Carinzia.

Occorre salire ancora di quota a piedi per raggiungere i 1.508 metri della cima del Monte forno segnalata dal caratteristico cippo dei tre confini (km 11,7), che troneggia al centro del prato che ricopre la vetta.







Sul pianoro in vetta sono presenti strutture di vario genere sul tema dei tre stati confinanti e alcune poco attraenti antenne per le telecomunicazioni. Ci sono alcune costruzioni in legno: una di queste 'nasconde', chiuso in una cassetta di metallo, il libro di vetta che, ovviamente, firmiamo.


La vista sulle Alpi Giulie da qui è limitata: per scorgere qualcosa tra gli abeti si deve scendere di pochi metri lungo il versante sloveno, rasentando la linea di confine. Raggiunto il duplice segnavia per trekking e mtb, ai piedi del quale si trova un curioso rilievo in metallo riproducente le Alpi Giulie, si può posare lo sguardo su Ratece e la Planica.




Dopo una sosta per rifocillarci, disegnare e scattare alcune foto, torniamo alla stazione a monte della seggiovia dove ci concediamo ancora un poco d'ozio prima di scendere ad Arnoldstein.


La giornata è ancora lunga e decidiamo di proseguire oltre Arnoldstein e oltre Villach in direzione dei laghi che avevamo scorto all'orizzonte. Giunti al bivio tra i due, scegliamo (un po' a caso) l'Ossiacher See. Ci rendiamo conto che il lago è davvero grande e ne percorriamo un breve pezzo di sponda con l'auto fermandoci di tanto in tanto per ammirare gli scorci e curiosare tra le varie attività che si svolgono intorno al lago.




 
(vedi il primo, il secondo, il terzo, il quarto e il quinto giorno)

giovedì 11 luglio 2013

11 luglio 2013 - quinto giorno di vacanza

Quinto giorno: Il programma della giornata prevedeva l'ascesa con la telecabina del Canin a Sella Nevea per raggiungere il sentiero botanico del Bila Pec. Avevo visto qui le foto e non vedevo l'ora di andarci. Abbiamo dovuto rinunciare perchè una volta arrivati a Sella Nevea abbiamo trovato l'impianto chiuso.


La tappa del pomeriggio è stata quindi anticipata a metà mattinata: altopiano del Montasio.
Il luogo, che dista solo 6 Km da Sella Nevea, è noto per le sue celeberrime malghe ed è una piacevole meta escursionistica in tutte le stagioni.

Lasciamo l'auto al parcheggio ed imbocchiamo il primo tratto del sentiero. La segnaletica CAI riporta una durata di 5 ore per il giro delle malghe. Decidiamo che è troppo per noi e optiamo per la salita al Rifugio di Brazzà lungo il sentiero CAI 622.
Il sentiero è poco frequentato, quindi abbastanza silenzioso da sentire i fischi delle marmotte ed individuarne la provenienza. Rintracciamo subito una coppia che perlustra un pascolo purtroppo recintato che non permette ulteriori avvicinamenti. Ci accontentiamo di scattare qualche foto e di fare qualche ripresa video.




In un'ora abbondante (dovuta alle pause fatte al pascolo delle marmotte) percorriamo i 150 metri di dislivello fino al rifugio che sfoggia una bellissima bandiera italiana spiegata al vento e chiede un contributo di 3€ per consumare il pranzo al sacco sui propri tavoli. Ci indignamo un po' e riprendiamo subito la discesa proponendoci di consumare i nostri tramezzini sdraiati sul prato. Scopriremo poi, una volta toranti a casa che il contributo è previsto dal regolamento CAI: non ci sembra comunque giusto ma almeno non era un abuso fatto dai gestori del Brazzà.



Lasciamo quasi subito la terrazza del rifugio (giusto il tempo di mettere sulla Moleskine il timbro commemorativo) e durante la discesa ci fermiamo a mangiare accanto al pascolo delle marmotte. L'ultimo tratto di discesa è disseminato di bestiame al pascolo che si lascia tranquillamente avvicinare e fotografare.


Lasciamo l'attrezzatura non più necessaria in auto e così alleggeriti saliamo alla malga più vicina lungo il sentiero che è stato percorso dalla 10^ tappa del Giro d'Italia di quest'anno.







Dopo aver fatto il pieno di formaggio di malga, torniamo all'auto e iniziamo il rientro a Tarvisio.
La strada provinciale SP76 che percorriamo segue la sponda nord-ovest del Lago del Predil.
Un cannone fa bella mostra di se davanti al Fortino Gola Aibl. La progettazione del forte risale al 1884 e faceva parte dello Sbarramento Passo Predil. La sua costruzione fu decisa per fiancheggiare il forte Lago Predil e difendere l'allora confine austro-ungarico da eventuali incursioni italiane. Lo troviamo conservazione abbastanza bene ma in un discreto stato di abbandono.



Dall'altra parte della strada, nel parcheggio dell'attuale scuola di windsurf, si trovano invece alcuni resti del Forte Lago Predil ben nascosti dalla vegetazione. L'unico pezzo bene in vista è il cannone posizionato in direzione del lago con la Cima Cinque Punte sullo sfondo.






Dopo altre due soste sulla sponda del lago, facciamo una deviazione verso il Passo del Predil (1156m), un valico alpino situato in prossimità del confine tra Itaila e Slovenia. Lungo la strada troviamo un altro fortino austriaco dalla parte italiana e la fortezza austriaca in corrispondenza del passo con il monumento ai caduti del 1809 (il passo infatti, è stato scenario di combattimenti durante le campagne napoleoniche, oltre che durante la Grande Guerra).



  
(vedi il primo, il secondo, il terzo e il quarto giorno)